Dopo i suoi 12 anni di pontificato, Jorge Mario Bergoglio, conosciuto come Papa Francesco, si spegne all’età di 88 anni. Eletto il 13 marzo 2013 dopo la rinuncia al Pontificato di Benedetto XVI, Papa Bergoglio è stato il 266esimo Pontefice eletto della Chiesa cattolica.
Piccola curiosità che forse non tutti sapevano: Papa Francesco era diplomato come tecnico chimico, quindi insomma un uomo che conosceva anche materie scientifiche, oltre ad ottenere successivamente una laurea in filosofia al collegio San Giuseppe a San Miguel.
Ed il 4 Maggio è stato l’ultimo giorno dei Novendiali, i nove giorni di celebrazioni in suffragio del Papa defunto. Dal 7 Maggio il mondo cristiano e non solo, attenderà con trepitante attesa l’elezione del nuovo pontefice. Tutti con gli occhi puntati sul comignolo della Sistina, dove capiremo la nuova elezione tramite la classica fumata bianca o nera.
Tra storia e tecnologia
Ogni volta che si elegge un nuovo papa, gli occhi del mondo si puntano su un comignolo: quello della Cappella Sistina. Da lì esce un segnale antichissimo, ma perfettamente leggibile. Se il fumo è nero, la Chiesa non ha ancora trovato il nuovo pontefice. Se è bianco, l’attesa è finita.
Durante i lavori di preparazione della Cappella Sistina in vista di un Conclave, vengono posizionate le due stufe necessarie per bruciare le schede elettorali dei cardinali e per segnalare all’esterno l’avvenuta elezione o meno del nuovo pontefice.
Vi starete domandando perché due stufe? Una stufa serve per bruciare solo le schede mentre l’altra solo per segnalare l’elezione pontificia o l’inizio di lì a poco della nuova sessione di votazione.

La stufa che serve per bruciare le schede è in ghisa e ha una forma cilindrica. Ha un’altezza di circa un metro e quella attualmente adoperata fu inaugurata nel 1939. Chimicamente la ghisa è una lega metallica costituita principalmente da ferro e carbonio, con una percentuale di carbonio superiore al 2,0%. La ghisa ha una buona resistenza alla corrosione e rappresenta una lega versatile e resistente.
La fumata che tutti attendono, però, non arriverà dal suo antico forno, ma da un secondo forno più giovane: la seconda apparecchiatura è del 2005 e verrà usata per bruciare i fumogeni che dovrebbero dare il colore nero in caso di non elezione e bianco al momento della scelta del successore del Papa.

La chimica del fumo del Conclave: cosa c’è dietro al bianco e al nero?
Nel corso dei secoli, il colore del fumo prodotto durante il conclave era tutt’altro che affidabile. Per questo, dal 2005, il Vaticano ha deciso di affidarsi non più solo alla combustione delle schede votate, ma anche all’uso programmato e controllato di specifiche sostanze chimiche.
In passato infatti le fumate tendevano al grigio invece che al nero ed era difficile distinguere chiaramente l’avvenuta elezione del pontefice. Per la fumata nera si aggiungeva catrame e, in precedenza sostanze oleose, mente per la fumata bianca, le schede venivano bruciate assieme alla paglia.
Oggi, il fumo che esce dal comignolo è il risultato di due elementi:
- La bruciatura delle schede votate, che crea il fumo “di base”.
- L’aggiunta di una miscela chimica, diversa a seconda che si voglia produrre un fumo nero o bianco.
Il fumo nero: fuliggine, carbone e… nitrato
Il fumo nero si ottiene aggiungendo alla combustione una miscela contenente:
- perclorato di potassio (KClO₄): un forte ossidante, che favorisce la combustione.
- antracene (C₁₄H₁₀): un idrocarburo aromatico solido che brucia producendo fumo scuro e denso. L’antracene, presente nel catrame di carbone, è particolarmente indicato per la produzione di grosse particelle nere fuligginose.
- zolfo (S): contribuisce a rendere il fumo opaco e ricco di particelle nere.
Il risultato? Un fumo denso, carico di fuliggine e molto visibile, che segnala chiaramente che l’elezione non è ancora avvenuta.

Il fumo bianco: clorato, lattosio e pino resinato
Il fumo bianco è più difficile da ottenere, perché la combustione tende naturalmente a produrre colori scuri. Per generarlo, si usa una miscela diversa, contenente:
- clorato di potassio (KClO₃): un altro ossidante, simile al perclorato.
- lattosio (C₁₂H₂₂O₁₁): uno zucchero che brucia rapidamente, contribuendo alla formazione di particelle bianche.
- resina di pino: un materiale ricco di composti organici volatili, che bruciando producono vapori chiari. La Colofonia è una resina naturale che si ottiene dal residuo della distillazione della trementina. La trementina si ottiene a sua volta dalla incisione del tronco dei pini o da altre conifere come abeti e larici.
Questi componenti, bruciando, creano un aerosol molto fine e uniforme che riflette la luce solare e appare brillante e bianco.

È affascinante pensare che, in un rito antichissimo come quello dell’elezione papale, la chimica moderna giochi un ruolo fondamentale. Il fumo che annuncia un nuovo papa è tanto simbolico quanto tecnico. Non un miracolo, ma il frutto di reazioni ben note, governate con precisione millimetrica.
Un perfetto esempio di come scienza e tradizione possano coesistere, anche sul tetto della Cappella Sistina.
Dott. Francesco Domenico Nucera
FONTI:
- Vdp, Public domain, via Wikimedia Commons

Rispondo e commento per mail: grazie, non lo sapevo, dalle sue mail si impara sempre qualcosa. Mi piace anche la scelta degli argomenti. Sono un insegnante di scienze nelle scuole superiori, e porterò questo contenuto in classe, in quinta, perché in quinta abbiamo trattato i composti organici. Un modo per far capire ai ragazzi che c’è tanta chimica nella vita di ogni giorno. L’occasione della elezione del nuovo pontefice trattata dal punto di vista chimico è ghiotta!
Dario Romito-Lecce
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