Vi è mai capitato di passeggiare tra le corsie del supermercato e farvi incantare da una confezione che promette non solo di placare la fame ma di farti risplendere? L’acquisto impulsivo di una “beauty-protein” è la nuova frontiera del marketing del benessere: ci vendono l’idea che basti un morso tra un impegno e l’altro per nutrire la nostra pelle. Siamo letteralmente assediati da prodotti “funzionali” che promettono scorciatoie miracolose.

Analizziamo questa “Collagene Beauty-Bar” che ho preso in un supermercato (si anche i chimici acquistano queste cose, però il sapore non era male) per capire se stiamo comprando un elisir di giovinezza o solo una costosissima illusione commerciale.
La narrazione del “beauty-food”
Uno dei pilastri su cui si regge l’industria del “beauty-food” è la narrazione secondo cui ingerire certe sostanze sproni il corpo a produrne di nuove. Ve lo dico già, e’ una favola biochimica. Come spiega efficacemente la “divagatrice” Beatrice Mautino, il nostro metabolismo non funziona come un interruttore che si accende a comando. Anzi vi consiglio il suo illuminante libro: “la scienza dei cosmetici” – 2023 Gribaudo – IF – Idee editoriali Feltrinelli srl.
Come scrive proprio lei un “manuale da portarsi appresso e da usare per orientarsi all’interno di negozi e supermercati, fisici e online.”
Tornando a noi, quando ingeriamo collagene o acido ialuronico, il sistema digestivo li scompone nei loro mattoni fondamentali; queste molecole non hanno un “navigatore satellitare” che le indirizza verso la pelle solo perché la confezione era accattivante. No! Neppure se ci concentriamo!
Uno dei meccanismi narrativi più utilizzati dal beauty-food è piuttosto semplice:
mangio una sostanza → quella sostanza arriva dove serve → il mio organismo la utilizza per migliorare proprio quella funzione.
Peccato che il metabolismo non funzioni come Amazon Prime.
La realtà scientifica, confermata da numerosi studi, è molto più pragmatica: “mangiare collagene non spinge le cellule a produrre più collagene e mangiare acido ialuronico non le spinge a produrre acido ialuronico.”
Questa distorsione della realtà è fondamentale per il marketing: ci fa credere che l’ingestione si traduca automaticamente in stimolazione cellulare, quando in realtà è solo un processo digestivo standard.
Inoltre, non basta trovare uno studio che dice che una cosa funziona. Bisogna chiedersi quanto sono numerosi gli studi, quanto sono robusti, chi li ha finanziati, quanto sono grandi gli effetti e se i risultati resistono quando si eliminano gli studi più deboli.
Per sbugiardare definitivamente l’efficacia di questi integratori, dobbiamo smettere di leggere le promesse e iniziare a leggere i numeri.
Il collagene è la proteina più abbondante del corpo umano (un terzo del totale). Per darvi un’idea: una persona di 60 kg possiede circa 4 kg di collagene puro distribuito in tessuti, ossa e pelle.
Marketing e debunker
Ora, guardiamo i dati della barretta in esame: contiene appena 2,5 g di collagene idrolizzato. Mi tocca fare i calcoli da debunker: anche nell’ipotesi fantascientifica in cui il 100% di quel collagene finisse dritto nella vostra pelle (cosa che non accade), stareste integrando un misero 0,06% del capitale totale del vostro corpo. È scientificamente irrilevante.
Pensare di influenzare un sistema biologico che gestisce diversi chilogrammi di una sostanza con una dose di pochi grammi è, semplicemente, un’assurdità matematica.
Gli studi sul collagene orale hanno utilizzato prodotti, formulazioni, dosaggi e durate molto differenti. Una revisione della letteratura dermatologica, per esempio, ha trovato studi con dosaggi da circa 2,5 a 10 g al giorno e durate comprese tra 8 e 24 settimane.
Ma il dato particolarmente interessante è un altro: negli studi non finanziati dall’industria non emergevano benefici significativi; lo stesso valeva per gli studi classificati come di maggiore qualità. Gli autori concludono che non vi è attualmente evidenza clinica sufficiente per sostenere l’uso del collagene per prevenire o trattare l’invecchiamento cutaneo.
Questo significa che non possiamo prendere il dato “2,5 g” stampato sulla confezione e trasformarlo automaticamente in:
2,5 g = pelle più giovane.
Analizzando l’etichetta del prodotto, il trucco comunicativo emerge in tutta la sua sfacciataggine. Sul fronte della confezione campeggia orgoglioso il claim “High Protein 35%”, vantando un contenuto proteico totale di 14 g. Tuttavia, se giriamo la barretta e leggiamo i valori nutrizionali, scopriamo che di quei 14 grammi, solo 2,5 g sono effettivamente collagene.

Ma, allora la quantità di proteine in una barretta sono tante o poche? Considerate che 40 grammi di grana padano contengono circa 14 grammi di proteine!
Ma il “colpo di genio” del marketing è qui: l’ingrediente principale, che giustifica il nome “Beauty-Bar” e il prezzo elevato, rappresenta meno del 18% delle proteine totali. In realtà, state comprando una comune barretta proteica (e in altre barrette da 40 grammi ci sono più proteine), dove il collagene è solo un’aggiunta, usata principalmente per posizionare il prodotto nel settore estetico anziché in quello alimentare.
Non è una classificazione scientifica, è un travestimento commerciale.
Non è necessario dimostrare che una barretta al collagene sia inutile per mettere in discussione il suo marketing. È sufficiente chiedersi se le evidenze scientifiche disponibili siano abbastanza solide da giustificare le aspettative create dalla confezione.
Ma è legale scrivere tutto quello che vogliono?
Non proprio.
Ed è qui che il discorso diventa ancora più interessante.
Nell’Unione europea le indicazioni nutrizionali e sulla salute utilizzate nella comunicazione alimentare sono sottoposte a regole specifiche. L’EFSA spiega che le indicazioni sulla salute devono essere supportate da evidenze scientifiche e sottoposte a valutazione; l’Autorità ha valutato migliaia di richieste relative a health claims.
Questo significa che dobbiamo distinguere tra:
ciò che l’etichetta dichiara esplicitamente
e
ciò che la confezione ci fa semplicemente pensare.
È una distinzione fondamentale.
Perché una confezione può costruire un’atmosfera complessiva di bellezza, giovinezza e benessere anche senza scrivere necessariamente, a caratteri cubitali:
“Questa barretta cancellerà le vostre rughe.”
Il consumatore completa il messaggio.
Ed è proprio lì che bisogna accendere il cervello.
Dott. Francesco Domenico Nucera
FONTI:
- https://www.gribaudo.it/opera/la-scienza-dei-cosmetici
- https://www.researchgate.net/publication/335447053_A_false_image_of_health_how_fake_news_and_pseudo-facts_spread_in_the_health_and_beauty_industry
- Myung S-K, Park Y. (2025). Effects of Collagen Supplements on Skin Aging: A Systematic Review and Meta-Analysis of Randomized Controlled Trials. American Journal of Medicine, 138(9), 1264–1277.
- European Commission. Nutrition and Health Claims – Regulation (EC) No 1924/2006.
