NON TUTTE LE FONTI SONO UGUALI

E no, “l’ho letto su Internet” non basta per dire che qualcosa sia vero.

Ogni giorno leggiamo molte informazioni su alimentazione, salute, cosmetici e sostanze “miracolose”. Ma una delle domande più importanti che dovremmo farci è: da dove arriva questa informazione?

Nel mondo scientifico siamo abituati a considerare vere solo le notizie supportate da dati solidi e riproducibili! Ma la scienza non considera tutte le prove allo stesso modo. Esiste una vera e propria gerarchia delle evidenze, rappresentata dalla famosa “piramide delle prove”.

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Alla base troviamo gli studi meno solidi. In cima quelli che offrono il livello più alto di affidabilità.

Eppure molte persone non considerano i due primi gradini come importanti, per cui spesso ci si ferma alle opinioni e alle considerazioni degli esperti di un determinato settore, le quali non sempre sono supportate da una buona ricerca di base.

E qui che il vero ingranaggio della scienza si inceppa! Le opinioni anche se fatte da medici o scienziati non sono indice di verità! Ovviamente sono pareri autorevoli, ma potenzialmente influenzate da fattori personali (opinioni, convinzioni o in alcuni casi anche posizioni etiche, filosofiche e politiche).

Ma analizziamo i due estremi della piramide e cerchiamo di capire le differenze e soprattutto perché la ricerca di base ha limiti!

Come riconoscere una fonte valida

Per stabilire se uno studio è affidabile, puoi fare un controllo incrociato usando alcuni parametri fondamentali:

  • Conflitti di interesse e Trasparenza: Bisogna sempre verificare chi ha finanziato la ricerca per escludere eventuali distorsioni nei risultati.
  • Revisione paritaria (Peer Review): È il filtro fondamentale. Uno studio scientifico serio deve essere pubblicato su una rivista che sottopone il lavoro al giudizio di esperti indipendenti prima di approvarlo.
  • Replicabilità: La scienza si basa sulla possibilità di ripetere l’esperimento ottenendo gli stessi risultati.
  • Impact Factor della rivista: Misura quante volte gli articoli di quella rivista vengono citati. Riviste storiche come Nature o Science hanno un prestigio elevato.

Attenzione ai preprint

I preprint sono articoli scientifici che vengono resi pubblici prima di aver completato il processo di revisione da parte di altri esperti del settore, noto come peer review. Per questo motivo, i risultati che contengono devono essere considerati preliminari e possono essere modificati, corretti o persino smentiti nelle fasi successive.

La peer review rappresenta un importante controllo di qualità: un gruppo di ricercatori indipendenti valuta il metodo, i dati e le conclusioni dello studio prima che venga pubblicato su una rivista scientifica.

Poiché questo processo può richiedere mesi, molti autori scelgono di condividere i propri lavori su repository open access, così da rendere disponibili i risultati alla comunità scientifica nel minor tempo possibile e favorire il confronto e il progresso della ricerca.

Tuttavia, è importante ricordare che un preprint non ha ancora superato questa verifica. Di conseguenza, i dati e le conclusioni potrebbero non essere affidabili o definitivi. Per chi non ha competenze specifiche, è quindi consigliabile interpretarli con cautela e preferire, quando possibile, studi già sottoposti a revisione tra pari.

Ricerca in vitro

Sono gli studi effettuati in provetta o su cellule coltivate in laboratorio. Sono fondamentali perché rappresentano spesso il primo passo della ricerca: permettono di capire se una sostanza ha effetti interessanti, come un’attività antiossidante o antibatterica.

Ma attenzione: le cellule in una piastra non sono un essere umano.

Una sostanza che funziona in vitro potrebbe:

  • non essere assorbita dal nostro organismo;
  • essere metabolizzata rapidamente;
  • richiedere dosi impossibili da raggiungere nella vita reale;
  • non avere lo stesso effetto in un organismo complesso.

Dire che “funziona in vitro” significa soltanto che vale la pena approfondire.

Meta-analisi

All’estremo opposto troviamo le meta-analisi.

Una meta-analisi non è un nuovo esperimento: è uno studio che raccoglie e analizza insieme i risultati di molti studi di alta qualità sullo stesso argomento.

In pratica è come chiedere il parere non a una singola persona, ma a un’intera giuria composta da decine di ricerche indipendenti.

Questo approccio permette di:
– aumentare il numero totale di soggetti studiati;
– ridurre l’influenza del caso;
– ottenere conclusioni più robuste e affidabili.

Naturalmente anche una meta-analisi ha dei limiti: la sua qualità dipende dalla qualità degli studi inclusi. Ma, quando è ben condotta, rappresenta uno dei livelli più alti dell’evidenza scientifica.

Un esempio pratico

Immaginate di leggere:

“Il composto X uccide il 99% delle cellule tumorali!”

Sembra una scoperta straordinaria. Ma se si tratta di uno studio in vitro, significa che il risultato è stato osservato in laboratorio, non necessariamente nei pazienti.

Se invece trovate una meta-analisi di studi clinici che mostra benefici reali nelle persone, allora il peso dell’evidenza cambia radicalmente.

Il messaggio da portare a casa

La domanda non è solo:

“Esiste uno studio che lo dimostra?”

La vera domanda è:

“Che tipo di studio è?”

Perché nella scienza non conta soltanto avere delle prove. Conta soprattutto la qualità delle prove.

La prossima volta che qualcuno dirà: “Ci sono studi che lo dimostrano”, ricordatevi che una provetta e una meta-analisi non raccontano la stessa storia.

Dott. Francesco Domenico Nucera


FONTI:

  • Murad MH et al. (2016)
    New evidence pyramid.
    Evidence Based Medicine, 21(4), 125-127.
  • Oxford Centre for Evidence-Based Medicine – Levels of Evidence.

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